Germany’s capacity to pay: a study of the reparation problem
New York , McGraw-Hill Book Company , 1923
by Harold G. Moulton and Constantine E. McGuire with the aid of the Council and staff of the Institute of Economics
mm.188 x 125
Tela blu editoriale con titoli dorati al dorso
1 c. b, pp. xiii, 384
Prima edizione
Il trattato di Versailles (firmato nel 1919) e il Programma dei pagamenti di Londra del 1921 imponevano alla Germania di pagare 132 miliardi di marchi d’oro (33 miliardi di dollari USA) in riparazione per coprire i danni civili causati durante la guerra. Era evidente che, anche con tutta la buona volontà, la Germania non sarebbe stata capace di affrontare questo gigantesco sforzo. Infatti, dopo appena un anno fu costretta a dichiarare l’incapacità di continuare a pagare il che portò a nuove trattative e ad una successiva revisione del trattato. Già durante la guerra si sentivano gli effetti di una inflazione abbastanza consistente e preoccupante. Per poter pagare gli enormi costi della guerra, il governo tedesco aveva fatto ciò che fanno tutti i governi, quando non sanno più come affrontare una montagna di spese incontrollabili: stampava grandi quantità di banconote. Si sperava di far pagare gli enormi debiti accumulati ai paesi vinti, una volta che la guerra fosse vinta - come la Germania aveva già fatto dopo la guerra contro la Francia nel 1870-71. Ma la guerra fu rovinosamente persa e le conseguenze economiche furono facilmente prevedibili. Ma anche dopo la guerra il governo tedesco, non sapendo cosa fare contro i debiti, continuò a stampare sempre nuove banconote e così, l’inflazione cominciò rapidamente ad aggravarsi, soprattutto a partire dal 1922. Il denaro perse di valore a vista d’occhio. Prima si pagavano pane, latte e patate con alcune migliaia di marchi, poi si passò ai milioni, per arrivare infine a miliardi e addirittura a migliaia di miliardi di marchi. Alla fine di luglio del 1923 il quotidiano "Neue Berliner Zeitung" riporta la notizia che, alla borsa di New York, 1 dollaro costava ormai 1 milione di marchi











