Dell’ IMPIEGO del DANARO libri tre. Alla santità di nostro signore Benedetto decimoquarto
Roma , nella Stamperia Vaticana , 1745
In questa edizione si aggiunge una lettera enciclica, ed un moto proprio riguardante l’interesse di censi, e cambj di sua santità ed un’altra lettera dell’autore alla medesima santità sua
cm. 23,8 x 18
Legatura in pergamena coeva con titolo manoscritto al dorso; tagli marezzati
Pp. XXXII, 172
Ottimo esemplare
Stemma calcogr. di Benedetto XIV sul front. stampato in r/n
Pubblicato non prima del 1745, data in calce all’epistola, a c. b3v
Seconda edizione, dopo la prima del 1744, di questa celebre opera che ebbe il merito di riaprire in Italia il dibattito sull’usura, facendo proprie le tesi liberalizzatrici che sino ad allora erano state avanzate solo in area protestante. Il libro venne infatti proibito e sequestrato e l’autore, a causa di esso, fu condannato dall’Inquisizione al confino. Solo grazie all’interessamento di papa Benedetto XIV, l’opera venne ristampata a Roma e al suo autore venne ritirata la condanna delle autorità venete. Il trattato, scritto in italiano, era la risposta del marchese al dibattito teologico avviato negli anni Trenta in ambito giansenista, poi ripreso con taglio rigorista dai fratelli Ballerini (Praelectio de usura, 1740) e riproposto nella riedizione della Dottrina cristiana breve di Roberto Bellarmino del 1743. Il veronese accettava lo scontro sul terreno dell’interpretazione dei passi biblici che, letti secondo una ‘certa’ tradizione in modo formalistico ed estrapolati dal contesto, potevano alimentare la ripetitiva condanna del prestito a interesse, mentre invece gli stessi passi illuminati dal loro contesto e dal significato originario non rendevano illegittimo un moderato interesse. Dopo le autorità bibliche, il veronese passava in rassegna le autorità patristiche di lingua greca e latina, i canoni dei concili e la canonistica, la teologia scolastica e morale con lo stesso metodo: le singole frasi erano chiarite sulla base del contesto dell’opera di cui erano parte, con richiami allo specifico temporale. La lettura di Maffei era evolutiva e non solo ripetitiva dei limiti tradizionali in cui si muoveva l’argomentazione teologica. Soltanto nel terzo e ultimo libro, l’argomentazione dava ragioni razionali e ‘laiche’ a sostegno del prestito a interesse fruttifero, differente dall’usura. Esemplare con alcune lievi bruniture e foro di tarlo su parte bianca al margine superiore delle ultime pagine, ma in ottimo stato
Bibl: Einaudi, II, 3604














